12 Mar 2010

Riflessioni sul Personal Branding

Cresce quotidianamente l’interesse sul Personal Branding, Come si legge in Wikipedia il personal Branding è:

[…] the process whereby people and their careers are marked as brands […]. It has been noted that while previous self-help management techniques were about self-improvement, the personal branding concept suggests instead that success comes from self-packaging […]. Further defined as the creation of an asset that pertains to a particular person or individual; this includes but is not limited to the body, clothing, appearance and knowledge contained within, leading to an indelible impression that is uniquely distinguishable. The term is thought to have been first used and discussed in a 1997 article by Tom Peters.

Il personal branding, quindi, è la trasformazione della persona in prodotto da collocare sul mercato. Se effettivamente è così la presenza in rete deve aver chiaro Obiettivi e Target a cui la persona-prodotto si rivolge. C’è la necessità di un personal marketing plan, dove va analizzato il contesto, i competitor, si valutano i punti di forza, di debolezza, i rischi, le opportunità, si definiscono le politiche commerciali e così via.

Esiste, tuttavia, un potenziale contrasto tra il personal branding e l’identità della persona. Mentre il primo è una costruzione pianificata di un prodotto, il secondo è essere se stessi, con pregi e difetti.

Seguendo una linea di puro personal branding, significa sacrificare automaticamente taluni aspetti che possono arrecare danno alla propria carriera e, quindi, filtrare i propri pensieri, le proprie azioni: questo non posso dirlo, questo non posso farlo, ecc. ecc. Esiste il concreto rischio di perdere la spontaneità e viene meno il consiglio primario di tutti i manuali di personal branding: “essere se stessi”.

Chi ti legge, poi, percepisce un tuo essere “controllato”. Quanto puoi risultare credibile? Estremizzo: come può essere credibile una persona che nei suoi profili in rete non parla altro che di lavoro o fa l’opinionista senza nemmeno aprire una volta un Biscotto della Fortuna su Facebook?

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