3 consigli per creare un piano di incentivi per le vendite che funzioni!

  1. See the big picture, non pensate semplicemente all'obiettivo di oggi, ma all'intero eco-sistema, se variate qualcosa ci saranno riflessi su un sacco di altre cose, prevedete su quali e disegnate i possibili scenari....
  2. Be super simple, gli incentivi sono come le medicine più ne usate in contemporanea e più potete soffrirne gli effetti collaterali.
  3. Be honest with yourself. Gli incentivi son solo degli stimoli, possono spingere le persone a fare una cosa piuttosto che un'altra, ma non fanno miracoli. Pensate bene se quello che volete ottenere sia veramente legato all'entusiasmo delle persone o se necessiti di altro, magari dela soluzione di problemi più ampi.
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Social media strategy: una checklist per valutare come e quando operare sul web 2.0

E' di moda... è una gran moda: FORRESTER vaticina che il settore dei social media avrà un incremento medio del 35% nei prossimi 5 anni.
Qui offriamo la nostra mini-guida, utile a tutte le aziende che si stiano interrogando se è il caso di fare un investimento su questo terreno.

La premessa: il maggiore investimento non è tanto monetario, quanto di tempo. Perchè media sociale vuol dire venir fuori dalla logica del broadcasting e della comunicazione a 1 via per intraprendere il cammino dell'ascolto e della conversazione. Profetico fu il testo CLUETRAIN MANIFESTO: i mercati sono conversazioni.
Non fatevi influenzare dalla moda e dall'apparente semplicità di occupare uno spazio su Facebook, Myspace o altro media sociale di successo. Sarà utile forse registrare su queste piattaforme il proprio brand name prima che lo faccia qualche furbo, ma compiuto questo passo è il caso di elaborare la propria strategia.
A: chiedersi perchè. Perchè dovreste avviare un progetto di comunicazione e interazione sui social media? Ê lì che si trova il vostro pubblico? O rappresenta piuttosto un modo per entrare in contatto con un nuovo segmento di clienti? Evitate di farlo perchè lo fanno anche gli altri. Cercate di capire dove sta il vostro vantaggio. E quale sarà la creazione di valore per il vostro pubblico di riferimento.

Il primo corollario sarà:

  1. Chi sono le persone cui ci rivolgiamo?
  2. Quali sono i "non-luoghi" che frequentano?
  3. In quali conversazioni sono coinvolte?
  4. E' opportuno unire la nostra voce a questa conversazione?

B: chiedersi come. Soprattutto, come vi guadagnerete il rispetto in un luogo dove la comunicazione sfugge al vostro controllo ed il potere è nella voce dell'Onda Anomala,  come vi presenterete al vostro pubblico,  se vestirete il frac o il completo adatto ad un casual friday. Le persone cui vi rivolgete sono sostanzialmente dei "creatori" cui poter demandare/delegare la produzione di contenuti di valore, o piuttosto sarà vostra responsabilità postare, supportare, ascoltare, e di nuovo parlare, moderare, indirizzare?

See the full article at http://crmitalia.blogspot.com/2009/12/social-media-strategy-una-checklist-per.html

Armando De Lucia
Member of ADVBOUCLE's Marketing Consultants Network

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Public Speaking, parliamone...

Scrivo a poche ore dalla mia partecipazione al 9° incontro Toastmasters tenutosi ieri presso lo IULM di Milano.

Mai partecipazione è stata più casuale: ricevo un invito via Facebook dall'amico Prof. Maurizio Goetz, che ovviamente ringrazio per l'opportunità.
Leggo al volo il tema Toastmasters - Public Speaking e lo inserisco nel mio calendario (mi dico magari curano la mia "logorrea").
Ieri sera arrivo lungo ma mi rendo conto che ho lo spazio per parteciparvi e ci vado.

Entro di conseguenza in ritardo nell'Aula Seminari e trovo una ricca platea con un eccellente oratore che da ampio sfoggio delle sue capacità.
In una atteggiamento un po' snob ascolto e intanto invio delle mail (reali urgenze figlie di telefonate ricevute minuti prima).

L'evoluzione dell'evento prende il sopravvento sulla mia attenzione che ora è concentrata alla partecipazione e al back-up con i miei immancabili appunti.
Non c'è nulla di unidirezionale, non c'è un atteggiamento da didattica classica: coinvolgono il pubblico.

Dopo consigli parte la Speking Session in cui due membri del Club, di differente livello di competenza, compiono degli speech.
Tra momenti "alti", imbarazzi, battute si concludono i due interventi ed inizia la vera interazione: Table Topic Master ovvero il Presidente Ivan Ottaviani propone di volta in volta aforismi che chiede di commentare a membri del pubblico occupando un min. Tralascio ogni riferimento ai miei 48sec di casuale/pietoso intervento.

Si chiudono i lavori con l'Evaluation Session in un clima non da esami bensì di volontà di miglioramento.
Tanti i punti di vista del giudizio: dai più semplici punti di forza e debolezza, alla evidenza di errori grammaticali, al citare i cosiddetti strascicamenti di vocale (ehmmm…, ah…) sino alla fondamentale gestione del tempo.

Vengo ai miei spunti.

In primis: che valore ha tutto ciò in chiave di marketing.
Credendo fermamente nell'inscindibilià della disciplina con la funzione commerciale,reputo evidente come ogni tecnica, momento di miglioramento della capacità di comunicare sia fondamentale per le sorti dei fatturati della imprese.
Stimolerei in eventi di re-branding, i manager a compiere sforzi in questa direzione: saper comunicare i nuovi valori è la chiave per la loro assimilazione all'interno dell'impresa.

In secondo luogo mi sento di consigliare la partecipazione in quanto originale nei modi di conduzione.
Vai ad un evento che, in un senso o nell'altro, non ti lascerà indifferente e poi comunque il focus sulla capacità di comunicare è determinante nella stessa esperienza di vita.

Chiudo con qualche concetto proposto che penso possa essere di utilità per tutti:
  • fare e soprattutto gestire le pause. Parlando non si "affoga", non è necessario parlare di continuo, riflettere se è il caso stando zitti.
  • dire subito ciò che si vuole comunicare. L'italica argomentazione con premesse d'esordio è quanto non fare. L'interlocutore si stanca, può non esserci il tempo, bisogna dire tutto subito.
  • tempo certo, saperlo gestire concentrando l'intervento nella dimensione offerta
  • sviluppo della capacità di saper gestire l'imprevisto. Table Topic sono un po' un esercizio in questa direzione
  • avere sempre una scaletta su quanto si vuol dire
  • evitare presentazioni con lettura delle slide o con le stesse infarcite di testo. Sono un contorno, un complemento alla proposta non la proposta stessa
  • tenere lontano il microfono, banale ma in molti ci cascano con un effetto che, grazie alla respirazione, appare di forte emotività
  • controllare il linguaggio del corpo
  • rallentare nell'argomentazione creando un effetto sorpresa
Il reale valore del Toastmaster è per me quello di essere un laboratorio in cui godere dei consigli altrui e soprattutto dove sperimentare il parlare in pubblico.
Prendere confidenza con la platea, avere il coraggio di esprimersi incrociando lo sguardo di centinaia di persone e, permettetemi, "godere" dell'essere al centro dell'attenzione.
Il segreto del ben parlare è l'essere rilassati tendendo a non patire del pubblico; poterlo fare in un contesto simulato è per me ideale.

Qualche riserva mi rimane nell'utilizzo di tecniche.
Ho il dubbio esternato che si appaia costruiti, non naturali, quasi recitanti.
Mi è stato risposto che non c'è nulla di più naturale di una tecnica ben acquisita, behh mi toccherà approfondire! 

Dario Ferrigato,
Consulente in marketing strategico
, Senior consultant di ADVBOUCLE Strategic Minds

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Twitter e i social media sono le fotocopiatrici del 2010... ma sono prima di tutto dei posti fantastici dove conversare

 

Harvard Business research  ha riscontrato che quest'anno su Twitter il 90% dei contenuti erano generati dal 10% degli accounts...ossia da un numero ristretto di persone (o di fonti)

E' un numero piuttosto impressionante persino per Pareto, ma non deve trarre in inganno, a mio avviso Twitter ed in generale i social media non possono e non devono essere considerati dei broadcast media 

E' vero gli influencers non sono così tanti, vanno scovati e coinvolti, bisogna comunicare con loro, ma loro NON diffondono, conversano!!...Twitter è uno strumento per conversare, non un media per diffondere contenuti!

Per dirla alla NYT Twitter è: "Dove le conversazioni iniziano"  (Amo questo pay-off, lo trovo geniale!)

Partner
ADVBOUCLE Strategic Minds
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Oltre l'ascolto

E' dal tempo del Clue Train Manifesto che il tema della centralità dell'ascolto ha avuto un'attenzione crescente nei convegni, nei libri e nelle conversazioni in rete.

La maggior parte delle aziende non ascolta, altre sono convinte di farlo, sono quindi convinto che il termine, se pur chiaro, possa essere misleading sulle conseguenze.

Che cosa significa ascoltare davvero? Come si porta avanti una strategia di ascolto? Perchè è questo il punto centrale.

  • L'ascolto è spesso superficiale
  • L'ascolto non è sempre seguito da un'azione di cambiamento
  • L'ascolto non è sempre vincolante
Occorrerebbe parlare di ascolto consapevole, ma sarebbe molto difficile spiegarne i contorni.

Per queste ragioni, ritengo che sia necessario compiere un ulteriore salto di paradigma: dall'ascolto alla valutazione degli impatti.

L'analisi degli impatti è uno strumento di supporto alle decisioni che ha come fine la valutazione degli effetti di una certa azione.

Maurizio Goetz
Member of ADVBOUCLE's Marketing Consultants Network

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Google Wave, Twitter e un mondo che comunica tanto, forse troppo!

Questo post parte dalla lettura di un articolo di Repubblica.it, dove si riportavano dei dati Nielsen che segnalano il sorpasso dei social media (301,5 milioni di frequentatori ad agosto) rispetto alle email (276,9 milioni).

Un dato sicuramente rilevante, tanto più che i social media non sono una semplice modalità push come le mail: i miei follower infatti sono aggiornati delle mie attività e di quelle dei miei contatti anche senza un invio da parte mia di un messaggio individuale.

Questa caratteristica è un’ottima possibilità per comunicare ma nasconde un problema: il rumore.

Ne ho scritto un po’ di tempo fa, davanti alla quantità enorme di messaggi che riceviamo, quanto ancora la nostra mente e la nostra attenzione saranno in grado di gestire questo bombardamento? Non c’è troppo chiasso?

Di sicuro è impossibile limitare l’espressione di ciascuno, anche perché nel totale di questi scambi c’è sempre una parte di contenuti che ci interessano.

See the full article at http://webspecialist.wordpress.com/2009/12/09/google-wave-twitter-e-un-mondo-che-comunica-tanto-forse-troppo/

Gianluigi Zarantonello
Member of ADVBOUCLE's Marketing Consultants Network

 

 

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Lancio di un nuovo prodotto: gli influencers VERI e l'invito di Seth Godin

 

Sino a qualche anno fa:

1. si lanciava il prodotto con la presunzione di scegliere accuratamente target, testimonial ed influencers
2. si raccoglievano i primi fan, cercando spesso di innescare un effetto elite, magari limitando la disponibilità del prodotto

e in molti casi lo si fa ancora.

Con il web e la nascita dei contenuti provenienti dalle persone, le agenzie di marketing scoprono la "voce del mercato", scoprono, spesso a loro spese, quanto le informazioni online viaggino veloce e quanto un comune blogger possa far del male o se opportunamente stimolato del gran bene...

Il problema è che in moltissimi non partecipano, non conversano, non fanno parte di questo mondo e non lo capiscono...ergo cominciano a pensare ad una scorciatoia,un classico per chi fa marketing operativo...male (ovviamente conosco anche valide eccezioni):

Identificare gli influencers ed influenzarli per far si che parlino bene del proprio prodotto in fase di lancio e si trasformino nel motore del passaparola.

Ed è così che ai blogger più famosi arrivano dai vasetti di pesto a qualche centinaia di libri...purche scrivano qualcosa, una recensione...

...Eh, ma il web è spontaneo, passata la novità, mica sempre ci sta al gioco!

Il problema è all'origine, perchè avere la presunzione di identificare gli influencers a priori? 
Su che basi? Sul fatto che sono più conosciuti degli altri? Sui loro "numeri"? Ma sono veramente interessati al vostro prodotto in lancio?

Esiste un modo + semplice per avere influncers veri: non sceglierli, ma dare l'opportunità a chiunque di esserlo.

Ed è proprio quello che sta facendo da poche ore Seth Godin con il suo nuovo libro:

1. Ha messo a disposizione una copia in anteprima per i primi 3000 fan
2. Per ricevere il libro bisogna donare almeno 30$ per beneficenza
3. Il libro verrà così spedito senza profitti, ma non completely free

Trovo sia un modello molto interessante. Perchè una volta tanto abbatte l'idea del free a tutti i costi.
E' un modo innovativo e vero di scoprire nome e cognome di persone veramente interessate al libro, soggetti che possono veramente essere degli influencers nel lancio di un nuovo libro.

Simone Lovati
Partner
ADVBOUCLE Strategic Minds
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10 Trends cruciali per il 2010: Lancio dei nuovi prodotti in real time e monitoraggio del passaparola

I risultati in Real-Time e i servizi di monitoraggio e allerta saranno i master trends del 2010, secondo il rapporto di Trendwatching.com

Se state lanciando un prodotto, i risultati del lancio in molti casi li potrete vedere direttamente in tempo reale online, con le reviews, i feedback e i commenti delle persone...avrete l'opportunità di percepire il loro buzz (brusio)...una sorta di ricerca di mercato che a me piace chiamare "a cuore aperto" in tempo reale e senza condizionamenti...

Questo trend e l'esplosione dei contenuti online ha portato all'esigenza di monitorare un numero elevatissimo di fonti e distinguere il segnale dal rumore, l'utile dall'inutile, sarà sempre più difficile, ecco perchè il web sta passando sempre di più da una modalità pull a push. 

I contenuti di interesse non dovremo cercarli, arriveranno a noi, in base alle nostre esigenze attraverso dei servizi di allerta, di avviso, con un routing diverso e destinatari diversi in azienda a seconda dell'importanza e del tema....

...perchè una cosa è certa il futuro dei brands è sempre più legato alla capacità di prender parte alla conversazione con le persone in tempo reale: una conversazione vera con le persone vere in azienda, non solo con l'agenzia esterna di PR!

Partner
ADVBOUCLE Strategic Minds

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Il valore della consulenza

Giungo a questo scritto da un errore di un venerdì sera.

Ben inteso non ho affossato le sorti di una impresa con un errato posizionamento, mi sono limitato, se così si può dire, a parlare di lavoro ad un amico davanti ad una birra.
Questo se ne esce con la domanda: ma quale è il reale valore offerto dalla consulenza?
Il doppio malto apparve più amaro, quasi volgere al triplo.
Mi sembrava la classica domanda che ti fanno i bambini piccoli che ti chiedono di giustificare ciò che per te è ovvio.
E' la cosa più difficile.
Come al solito le parole non mi sono mancate e ho in una quarantina di minuti argomentato una risposta.

La domenica mattina ho poi razionalizzato ciò che mi è uscito per passione e l'ho buttato sul primo pezzo di carta da cui ora attingo per scrivere.

Pochi ma essenziali punti che penso possano contraddistinguere il contributo della consulenza in marketing:
  1. il consulente è terzo rispetto all'impresa. Non ha preconcetti, non vive i prodotti, si pone con il giusto distacco rispetto alle scelte. Pensate che nel piano strategico varato per ADVBOUCLE i partner hanno saggiamente richiesto l'intervento di figure esterne. 
  2. un bravo consulente vive la propria formazione professionale al pari del servizio erogato. Cioè se non per tempo, almeno vi dedica la stessa attenzione. E' quindi l'eccellenza in quanto a competenze nella materia.
  3. è lo specialista a trattare certe tematiche. Come ADVBOUCLE viviamo quotidianamente il lancio di nuovi prodotti/ brand o l'ingresso in diversi mercati. Siamo portatori di esperienze che il solo vissuto aziendale non può produrre.
  4. un consulente vive differenti settori e può mutuare logiche da uno all'altro. Se amate la terminologia del marketing, è un richiamo al lateral marketing. Il pensare laterale ovvero credere nell'astrazione delle tecniche; i conti correnti bancari con l'autoricarica, la tariffe elettriche con prodromi di flat...
  5. un professionista che spesso da un servizio non erogabile internamente dall'azienda. Penso a poderose indagini di mercato con metodologia CATI
  6. è la logica economica classica dell'outsourcing, data la dimensione può essere più utile prendere figure esterne che accollarsi i costi di una propria
Chiudo con il settimo punto ed un consiglio.

A volte il consulente serve a sopperire alle "incapacità" delle figure preposte interne alle aziende.

Diffidate da quei consulenti che lavorano meno di 10 ore e che non lasciano trasparire passione nel loro operare.
E' un mestiere che richiede anche quantità: per formarsi, vivere tanti progetti e quindi portare grande valore ai clienti. 

Dario Ferrigato,
Consulente in marketing strategico
, Senior consultant di ADVBOUCLE Strategic Minds

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2 drivers per il futuro del retail

Le persone hanno sempre meno tempo...

Ormai in moltissimi settori il primo competitor ha un nome ben definito: è il TEMPO.

...Non abbiamo più tempo per leggere un giornale, per andare in palestra, per scoprire un sacco di cose che il mondo di oggi ci offre....le ore passano veloce, minuto per minuto e i giorni volano!

Sono uno positivo e ogni giorno son sempre più entusiasta di quanto sia fantastico avere nuovi strumenti a nostra disposizione che ci rendano più vicini, più connessi, con più cose da scoprire e allo stesso tempo sempre più affamati di tempo!

Perciò se state pensando al futuro del retail, delle vendite al consumo, a mio avviso, la prima cosa che dovete fare è pensare al Tempo!
A come sia possibile soddisfare vecchie e nuove esigenze mentre le persone fanno altro o a come ottenere valore dal tempo perso.

Dovete pensare in pratica a due driver che io chiamo:

Proximity - make two things in the same time 
Pensate alle stazioni di servizio, a quanto sia comodo (ed ormai usuale) bersi un caffè o comprare un giornale, mentre si fa rifornimento.
Oppure a quanto sarebbe bello acquistare la colonna sonora di un film o il pezzo di una pubblicità semplcimente con un click dal vostro televisore.
Molte di queste cose sono già realtà, ma ci sono infinite opportunità di sviluppo per il retail.

Captive - get value from wasting time
Pensate a tutte quelle situazioni d'attesa, dove non avete scelta, dovete aspettare e vi sentite quasi "imprigionati":
in aereo, in treno, in auto nel traffico, in ascensore, nella sala d'attesa del medico, dell'aereoporto....
Sono infinite possibilità per il retail.
Alcune di queste sono realtà:
“Fundamentally we’re an airline with a retail tail,” dice Michael Cawley, deputy chief executive of Ryanair.

Altre sono ancora tutte da studiare...ma una cosa è certa quando le persone sono obbligate a perder tempo, hanno più voglia di ascoltare, sono "meno cieche", sono più disposte a scoprire cose nuove...

...perchè oggi è la conoscenza la nostra droga e quando il nostro cervello riposa, quasi, quasi ci sentiamo male ;)

Ing. Simone Lovati
Consulente in marketing strategico, Partner, ADVBOUCLE Strategic Minds

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About

ADVBOUCLE è una società di consulenza in marketing strategico fatta di persone, esperte, conosciute e con un network di conoscenze straordinario cross-culturale e cross-settoriale.

Si distingue dalle tipiche società di consulenza, che solitamente ha partners, manager e consulenti fortemente specializzati in un settore, perchè ha costruito nel tempo un team di consulenti provenienti da tutto il mondo e con specializzazioni molto diverse.

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Sviluppo del Brand
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